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Scuole e Università: *L’onda anomala non si fermerà!*

*Appello nazionale, Roma 22.10.2008*

*L’onda anomala non si fermerà!*

*Alle facoltà in mobilitazione,
alle studentesse e agli studenti, ai dottorandi, ai precari della ricerca*

http://www.youtube.com/watch?v=hWkEyQeFduk

 
"Noi la crisi non la paghiamo", è questo lo slogan con cui poche settimane fa abbiamo iniziato le mobilitazioni all’interno dell’università la Sapienza. Uno slogan semplice, ma nello stesso tempo diretto: la crisi globale è crisi del capitalismo stesso, della speculazione finanziaria e immobiliare, di un sistema senza regole né diritti, di manager e società senza scrupoli; questa crisi non può ricadere sulle spalle della formazione, dalla scuola all’università, della sanità, dei contribuenti in genere. Lo slogan è diventato famoso, correndo veloce di bocca in bocca, di città in città. Dagli studenti ai precari, dal mondo del lavoro a quello della ricerca, nessuno vuole pagare la crisi, nessuno vuole socializzare le perdite, laddove la ricchezza è stata per anni distribuita tra pochi, pochissimi.


Ed è proprio il contagio che si è determinato in queste settimane, la moltiplicazione delle mobilitazioni
nelle scuole, nelle università, nelle città, che deve aver suscitato
molta paura. Si sa, il cane che ha paura morde, altrettanto la reazione
del presidente del Consiglio Berlusconi non si è fatta attendere:
"polizia per le università e le scuole occupate", "faremo fuori la
violenza dal paese". Soltanto ieri Berlusconi aveva dichiarato di voler
aumentare i sostegni economici alle banche e di voler fare dello stato
e della spesa pubblica garanti in ultima istanza per i prestiti alle
imprese: in una parola, tagli alla formazione, meno risorse per gli
studenti, tagli alla sanità,
ma soldi alle imprese, alle banche,ai privati.

Ci chiediamo allora dove si trova la violenza: è violenta un’occupazione o piuttosto è violento un governo che impone la legge
133 e il decreto Gelmini, in barba a qualsiasi discussione parlamentare?
E’violento il dissenso o chi intende soffocarlo con la polizia? E’
violento che si mobilita in difesa dell’università e della scuola
pubblica o chi intende dismetterle per favorire gli interessi economici
di pochi?
La violenza sta dalla parte del governo Berlusconi, dall’altra parte,
nelle facoltà o nelle scuole occupate, c’è la gioia e l’indignazione di
chi lotta per il proprio futuro, di chi non accetta di essere messo
all’angolo o costretto al silenzio, di chi vuole essere libero.

Ci è stato detto che sappiamo soltanto dire no, che non abbiamo proposte.
Niente di più falso: proprio le occupazioni e le assemblee di questi
giorni stanno costruendo una nuova università, un’università fatta di
conoscenza, ma anche di socialità, di sapere ma anche di informazione,
di consapevolezza. Studiare è per noi fondamentale, proprio per questo
riteniamo indispensabili le proteste: occupare per poter far vivere
l’università pubblica, dissentire per poter continuare a studiare o
fare ricerca.

Molte cose nell’università e nelle scuole vanno cambiate, ma una cosa è certa, il cambiamento non passa per il de-finanziamento.
Cambiare l’università significa aumentare le risorse, sostenere la
ricerca, qualificare i processi formativi, garantire la mobilità (dallo
studio alla ricerca, dalla ricerca alla docenza). Il de-finanziamento,
invece, ha un solo scopo: trasformare le università in fondazioni
private, decretare la fine dell’università pubblica.
Il disegno è chiaro, anche gli strumenti: la legge 133 è stata
approvata nel mese d’agosto, di fronte al dissenso di decine di
migliaia di studenti si invoca l’intervento della polizia. Questo
governo vuole distruggere lademocrazia, attraverso la paura, attraverso
il terrore.

Ma oggi, dalla Sapienza in mobilitazione e dalle facoltà occupate diciamo che noi non abbiamo paura e di certo non torneremo indietro sui nostri passi. È nostra intenzione, piuttosto, far retrocedere il governo: non fermeremo le
lotte

fin quando la legge 133 e il decreto Gelmini non verranno ritirati! E
questa volta andiamo fino in fondo, non vogliamo perdere, non vogliamo
abbassare la testa di fronte a tanta arroganza. Per questo invitiamo
tutte le
facoltà in mobilitazione del paese a fare la stessa cosa: vogliono
colpire le occupazioni e allora che altre mille scuole e facoltà
occupino!


In più, al seguito dello straordinario successo dello sciopero e  delle
manifestazioni del 17 ottobre, indetti dai sindacati di base, 
riteniamo giunto il momento di dare una risposta unitaria e coordinata
nelle piazze delle nostre città. Proponiamo di dare vita a due scadenze nazionali:

– una giornata di mobilitazione per venerdì 7 novembre, con manifestazionidislocate in tutte le città;

– una grande manifestazione nazionale del mondo della formazione, dall’università alla scuola, a Roma per venerdì 14 novembre,
giornata in cui i sindacati confederali hanno decretato lo sciopero
dell’università, giornata da costruire dal basso e che veda
protagonisti in primo luogo gli studenti, i ricercatori ed i docenti in
mobilitazione.

– Altrettanto riteniamo utile
attraversare, con le nostre forme e i nostri contenuti, lo sciopero
generale della scuola promosso daisindacati confederali fissato per giovedì 30 ottobre.

Quello che sta accadendo in questi giorni ci parla di una mobilitazione
straordinaria, potente, ricca. Una nuova onda, un’onda anomala che
non intende fermarsi e che piuttosto vuole vincere. Facciamo crescere
l’onda, facciamo crescere la voglia di lottare. Ci vogliono idioti e
rassegnati, ma noi siamo intelligenti e in movimento e la nostra onda
andrà lontano
!


Dalle facoltà occupate della Sapienza di Roma, dall’ateneo in mobilitazione

 

 

Posted in Movimento.