LAVORARE STANCA
Mercoledì 26 ore 14:30 all’Orientale OccupataPalazzo Corigliano, Aula Mura Greche.
Presentazione del Quaderno Viola
"Lavorare Stanca"
con Lidia
Cirillo.
Statistiche ricerche, bibliografie e ragionamenti sul lavoro delle donne.
PARLIAMO DELLE PROSPETTIVE E DEL LAVORO DELLE DONNE
Il lavoro che non si trova e il lavoro che si trova, ma è instabile e precario; il lavoro per fortuna a tempo indeterminato ma per sfortuna a tempo parziale; il lavoro full time e a tempo indeterminato, ma faticoso e mal pagato; il lavoro che si spera e il lavoro che si dispera.
“Credo che la mia condizione lavorativa e il mio
reddito incidano molto sulla mia vita personale. (…) Mi pesa maggiormente per
le numerose implicazioni che questa dipendenza porta con sé: la mancanza di una
reale autonomia e di una piena emancipazione dalla famiglia che mi impediscono di sentirmi realizzata”
I Quaderni Viola esprimono solo l'opinione dei gruppi e delle singole che hanno curato ciascun numero o scritto ciascun articolo, e costituiscono degli strumenti agili di intervento e indicazione per un successivo approfondimento dei temi.
Presentazione del Quaderno Viola.doc
LIBERE E TRAVOLGENTI
noi la crisi non la paghiamo!*
*www.ateneinrivolta.org*
L'onda va avanti e non si ferma! Inonda strade, piazze, assemblee, costruisce nuovi linguaggi, apre spazi di discussione, pratica l'autorganizzazione come forma di agire politico.
Noi donne in onda della Sapienza vogliamo portare avanti sia un'analisi politica, sia nuove pratiche di movimento che aprano spazi per tutte e tutti.
La mobilitazione, partita dalla battaglia contro i decreti 133 e 137, ha allargato il suo campo d'azione e di rivendicazione. A partire dalle scuole primarie l'onda è dilagata nelle scuole e nelle università ponendo al centro a questione dell'autonomia economica, politica, esistenziale.
L'onda anomala vede il protagonismo delle donne nel movimento. Sono state le donne ad accendere la protesta: sono state le maestre e le mamme che hanno contestato il decreto Gelmini non solo per tagli consistenti ai posti di lavoro, ma anche per quelli alle ore di scuola. Con la riduzione del tempo-scuola da 40 a 24 ore, l'attacco al progetto educativo diviene complessivo.
Il tempo pieno, infatti, rappresenta un modello educativo in cui la madre da un lato non è l'unica referente della formazione e della educazione affettiva, e dall'altro permette l'espressione di un'autonomia attraverso la liberazione di tempi di vita.
La precarietà estende l'assenza di garanzie e la discontinuità di reddito a tutte le figure lavorative.
Le conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno nelle università, dove il lavoro è spesso gratuito, sotto forma di stages e tirocini, o semi-gratuito con le docenze a contratto, peraltro regolate da criteri di reclutamento arbitrari. Arbitrarietà che per le donne aggiunge l'aggravante di venire discriminate per il fatto stesso di essere donne. La maternità (o
la sua potenzialità) diventa un motore di espulsione dal lavoro, incidendo negativamente sulle assunzioni e le stabilizzazioni.
Se in Italia la percentuale delle donne laureate è il 55% del totale, quella delle ricercatrici scende al 29%.
L'accesso delle donne al mondo del lavoro è ormai riconosciuto come condizione diffusa (anche se in Italia limitata, abbiamo infatti uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa), ma con le attuali politiche assisteremo ad una trasformazione dei tempi di vita delle donne.
Prendiamo ad esempio tutti quei casi in cui le donne, pur di non perdere il loro lavoro precario, si trovano a dover scaricare il lavoro di cura su altre donne: le nonne o le migranti e le giovani precarie a cui consegneranno parte o tutto il loro stipendio.
Il corpo delle donne viene attraversato da linee di potere specifiche e il conflitto di genere vive nelle nostre relazioni, come vediamo nel mondo delle università, della ricerca e del lavoro.
Non crediamo che il sapere sia neutro, non crediamo alla parità tra i generi quando proprio nell'università è evidente come nella gerarchia di potere le donne non arrivino quasi mai ai vertici della piramide, basta vedere il numero bassissimo di docenti ordinarie.
C'è una cecità di genere e noi siamo intenzionate a vederci chiaro.
Dobbiamo e vogliamo mettere in gioco i nostri desideri e le nostre rivendicazioni.
Riteniamo che, dentro l'università, esista una completa assenza di dibattito e di studi che affrontino le tematiche di genere, proprio per questo pensiamo che la didattica ufficiale debba affrontare tali questioni, attraverso la partecipazione diretta delle studentesse e delle ricercatrici; così come al contempo rivendichiamo la necessità di costruire momenti di autoformazione, attraverso cui costituire saperi differenti.
Il corpo delle donne continua ad essere il veicolo di politiche securitarie, approvate a colpi di decreti, come il pacchetto sicurezza che individua nell'immigrato l'unico colpevole delle violenze, o come il D.d.L.
Carfagna che, criminalizzando le prostitute, controlla e gestisce i comportamenti e i modi di esistenza di tutte le donne. La presunta vulnerabilità delle donne diventa un espediente per giustificare tutte le misure di controllo, dalla militarizzazione delle strade alla criminalizzazione dei migranti.
Vogliamo un welfare che consenta l'indipendenza delle donne.
Vogliamo un consultorio in tutte le scuole e le università, così come un'educazione che parli di sessualità sin dalle scuole elementari.
Non vogliamo pagare noi la crisi, non vogliamo rispondere all'appello al sacrificio, non vogliamo delegare a nessuno le decisioni sul nostro presente e sul nostro futuro, non vogliamo subire un controllo sempre più pervasivo.
Riteniamo fondamentale portare questo dibattito nelle università in mobilitazione, farlo vivere nella proposta di autoriforma e
declinarlo nelle rivendicazioni del movimento.
Il 22 novembre, alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, vogliamo costruire uno spezzone nazionale come studentesse, ricercatrici e dottorande che porti la forza e la determinazione dell'onda.
Non sarà un punto di arrivo, ma un momento di denuncia e di reazione sulla violenza contro le donne.
Saremo onda ancora una volta: riprenderemo i nostri spazi invaderemo e bloccheremo la città.
Perché non saranno i nostri corpi né i nostri desideri a pagare la crisi!
Assemblea 20 Novembre ore 17.00 Orientale Occupata in vista della manifestazione del 22 novembre
lunghissimi viaggi. Alcune di loro sono in possesso di un titolo di
studio alto, molte di loro scappano dalla fame e dalla guerra, tutte
loro si lasciano alle spalle gli affetti fiduciose di potersi costruire
una nuova esistenza.
L'arrivo in Italia invece è tutt'altro. Alcune di loro sono private di
documenti e sottoposte a tratta, oggetto di violenza di papponi e
clienti, molte di loro lavorano nei campi, nelle fabbriche, nelle
cooperative di pulizia e nelle case degli italiani per fare lavori che
nessun italian@ farebbe a quelle condizioni e a quel prezzo, tutte loro
sono sottoposte a leggi discriminanti in una società legittimata ad
essere sempre più maschilista razzista e piena d'odio.
In nome delle donne si vara il pacchetto sicurezza, di questi giorni il
blocco dei flussi.
le priva della possibilità di regolarizzarsi, le priva quindi della casa
della salute e di poter denunciare le violenze subite.
Proiezioni interviste sul lavoro delle donne migranti.
Narrazioni delle protagoniste delle migrazioni.
giovedì 20 Novembre
Orientale Occupata
Palazzo Corigliano p.zza san domenico
coordinaemnto donne in lotta, Napoli
Indecorose e libere in piazza contro la violenza maschile - 22 Nov 2008
MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
Corteo di donne autorganizzato
ROMA, 22 NOVEMBRE 2008 - P.zza della Repubblica, ore 14.00
INDECOROSE E LIBERE!
La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo.
La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.
Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo in piazza anche quest'anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d'oggi, peggiorano.
In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese.
Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione.
Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che voglion imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del "decoro" e della "dignità" impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.
La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale.
Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all'estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza, con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all'università pubblica per consegnare l'istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.
Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.
L'obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell'università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri "rispettabili" rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.
Non pagheremo noi la vostra crisi!
SABATO 22 NOVEMBRE
SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER RIBADIRE
con la stessa forza, radicalità e autonomia che
- la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all'interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO
- E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
- al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!
- ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!
Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbiche
www.flat.noblogs. org, per adesioni: sommosse_roma@ inventati. org
