Il TAR del Lazio boccia la legge 40

Tutto ha inizio con due sentenze a Firenze e a Cagliari in cui i giudici bocciano le linee guida della legge 40. 

Poi, i primi di gennaio, un ricorso al Tar Lazio..

ROMA - «Non solo irrazionale ma addirittura fuori del senso morale è semplicemente pensare che si debba procedere all' impianto per poi, successivamente alla valutazione clinica del feto, procedere a un aborto». Durissima Isabella Mariani nell' ordinanza con la quale ha autorizzato una coppia milanese a selezionare gli embrioni in modo da scegliere quelli senza difetti genetici e sperare di avere figli sani. Una tecnica vietata in Italia dalle linee guida sulla fecondazione assistita. (fonte corriere della sera: http://archivio.corriere.it/archiveDocumentServlet.jsp?url=/documenti_globnet/corsera/2008/01/co_9_080106025.xml).

Oggi la sentenza del tribunale amministrativo che disapplica le linee guida della legge e apre spazio a dichiarazioni di incostituzionalità, per quel che riguarda la diagnosi preimpianto e il  limite di tre embrioni impiantabili..

Il Tar del Lazio ha mandato all'esame della Consulta le norme ed ha annullato le linee guida nella parte che vietavano la diagnosi preimpianto. Da subito e per tutte le coppie, secondo i legali che hanno presentato il ricorso di un gruppo di associazioni (Madre Provetta, Amica Cicogna, Warm e altre) è quindi possibile la diagnosi preimpianto degli embrioni nella fecondazione assistita. Oggi l'esame è vietato e le donne rischiano di dovere abortire successivamente se l'embrione non è sano. Le linee guida sulla legge 40 sono, secondo il tribunale amministrativo, illegittime per eccesso di potere. In particolare il giudice ha fatto riferimento alla legge, che consente una sperimentazione e una ricerca terapeutica sull' embrione, per affermare la fondatezza e la legittimità della diagnosi genetica preimpianto. Di conseguenza, ha spiegato Gianni Baldini, il legale che ha assistito nel ricorso l'associazione Madre Provetta, "la diagnosi genetica preimpianto, in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata della legge, deve ritenersi del tutto legittima".

La III Sezione del Tribunale Amministrativo solleva anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 commi 2 e 3 della legge 40/04, nella parte in cui prevede per il medico la possibilità di produrre un numero di embrioni non superiore a tre e l'obbligo del contemporaneo impianto. Una norma che risulterebbe in contrasto sia con l'articolo 3 che con l' articolo 32 della Costituzione, in quanto a fronte di una tutela dell'embrione relativa, il bilanciamento degli interessi espresso dalla norma non risulta corretto perché non terrebbe conto delle variabili quali la salute, l'età, le esigenze sanitarie nel caso concreto, le specifiche cause della sterilità della coppia. "Ottima la decisione del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 varate dal governo Berlusconi, linee guida che sono più restrittive e oscurantiste della legge", ha affermato il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Esultano le associazioni che hanno promosso i ricorsi.

"Ora subito nuove norme, una riscrittura della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e nuove linee guida", invoca Monica Soldano, presidente dell'associazione Madre Provetta. "E' un grande giorno per tutte le coppie che non dovranno rinunciare ad un figlio per paura di trasmettere una grave malattia, quelle coppie che non hanno i soldi per l'estero, e quelle coppie che rinunciano dopo vari tentavi in paesi stranieri" commenta invece Filomena Gallo, Legale delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus.. (fonte ansa
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_11536716.html)

Si tratta di sentenze importanti, anche se resta il rammarico per non essere riusciti politicamente a bloccare/modificare la legge.

Se, infatti, sulle questioni bioetiche della protezione dell'embrione a discapito del corpo delle donne e della salute del possibile nascituro si solleva il dubbio di incostituzionalità, c'è ancora da lottare per mettere in discussione la parte della legge che permette solo l'inseminazione omologa restringendola alle coppie eterosessuali.                                              

Centri europei dove la procreazione assistita è consentita a singole o coppie lesbiche: http://www.famigliearcobaleno.org/info_centri.html  

Legislazioni straniere http://www.molecularlab.it/dossier/procreazione_assistita/legge_40/legislazione_estera.asp

Report sulla legge e referendum: http://www.uaar.it/laicita/procreazione_assistita/


Una risata vi seppellirà

 

Strategia della paura

Nel paese in cui Ferrara urla tra gli applausi che "l'aborto è un assassinio",

in cui si fa terrorismo psicologico dicendo che gli studenti che hanno contestato il papa finiranno nelle BR come "alcuni di quelli che contestarono Lama", perchè il dissenso è violento anche se non si tira nemmeno una pietra, se non "satanico"

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(a detta di ridicoli oratori senza argomenti che martellano da una radio che trasmette a danno della salute dei cittadini http://www.report.rai.it/RE_stampa/0,11516,90017,00.html ),

in cui ogni albanese, rom o straniero è pregiudizialmente assassino, ladro o assaltatore (non è un caso che la maggior parte dei casi di crimini commessi in famiglia, che hanno avuto risonanza nei media italiani, vengono inizialmente inputati a vaghi e fatidici "rom" - primo fra tutti il caso di novi ligure -),

in cui c'è chi si permette di accostare omosessualità alla pedofilia...

E soprattutto, in un paese in cui tutta questa retorica della paura, della stigmatizzazione dell'altro da sè, della criminalizzazione del dissenso prepara il terreno e giustifica interventi squadristi all'università contro le aule occupate (come in questi giorni     http://degeneri.noblogs.org/post/2008/01/18/intollerante-chi-non-accetta-il-dissenso), nelle periferie contro i campi Rom e contro gli omosessuali (come a napoli http://www.napoligaypress.it/?p=629)

rispondiamo con il video della Frocessione alla Sapienza

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e riproponiamo un video prodotto per l'anniversario della strage di Piazza Fontana dai compagni della Rete Antifascista Romana

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si può scaricare qui: http://www.ngvision.org/mediabase/1241

ovvero... UNA RISATA VI SEPPELLIRA'


Mastella, il Papa e la fiera del matrimonio costituzionale

 

Oggi finisce a Napoli la fiera di Tutto Sposi che nelle sue campagne pubblicitarie inneggia alla famiglia “costituzionale”.

E quale luogo migliore per fare l’apologia consumista dell’ideologia familista se non Napoli.

 

Dove da anni anneghiamo nei rifiuti del sistema capitalista produci-compra-butta-ricompra.

Dove verrà trasferito il processo “Mastella” che alza il velo sui reali interessi che si nascondono dietro l’ideologia cristiano-conservatrice della famiglia patriarcale ed eteronormativa.

Guardando il caso Mastella da una prospettiva femminista infatti, anche al di là degli aspetti penali,  non si può non denunciare questo stretto legame che c’è, specie in Campania, tra politica clientelare amorale ma moralista e retorica familista e oppressiva.

 

Un legame che ha avuto la sua rappresentazione teatrale nelle dimissioni del ministro della Giustizia che fa sfoggio del suo preferire la famiglia al potere, senza trovarlo quantomeno ironico nel momento in cui la magistratura rivela che è proprio la "famiglia", la base del suo potere.

 

Una famiglia in cui la donna è “la moglie di..” ed è questo che le dà un posto nel mondo nonchè nella politica regionale e che ovviamente si affretta a rassicurare nelle interviste che “rinuncerebbe al suo ruolo istituzionale per il marito e la sua carriera”.

Una donna angelo di un focolare allargato a paese-regione-stato tenuto insieme da sacri valori cattolici, voto di scambio e lottizzazioni. Una grande famiglia capeggiata dal suo degno buon padre che elargisce e crea clientele come nella migliore delle tradizioni democristiane.

 

Non c’è quindi da stupirsi che Mastella riceva una cieca solidarietà bipartisan.

La stessa solidarietà che tutto l’arco costituzionale, quello stesso giorno, rivolge ad un Papa oscurantista.

Nulla di nuovo, si tratta, del resto, di quella politica che permette quotidianamente al Vaticano di fare politica (scusate la cacofonia) facendo  passare leggi che sottraggono alla donna il dominio del proprio corpo (vedi legge 40), insabbiando le legislazioni delle unioni civili, e mettendo in discussione l’aborto. Salvo poi far passare da vittima il Papa quando opportunamente risposto e contestato politicamente.

 

Così il cerchio si chiude oggi, con l'esaltazione presuntuosa di quella stessa famiglia che è la base della violenza fisica ed economica delle donne.

Nel rito pagano-consumista e nella sua legittimazione politico-culturale del rito cattolico il cui ultimo atto ha avuto luogo oggi, in vaticano, alla presenza asservita di tanti politici dall’alta moralità come Mastella.

Il cerchio che si chiude oggi ci dà quindi un raffigurazione concreta del legame tra capitalismo, patriarcato e omofobia che da sempre combattiamo e che combatteremo ancora, scendendo in piazza il 9 febbraio alla NO-Vat.   

(vi consigliamo questo ironico ma puntuale reportage delle iene sul famiglia Mastella, clientelismo e family day…

 http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=iene&data=2007/04/10&id=2810&categoria=&from=iene  )


In Mala Fede

libereeee

Il dibattito in corso sull’aborto ha infatti tutta l’aria di essere una malcelata operazione politica unguentata di alti richiami a quel basso moralismo su cui paparazty ha puntato, già prima del suo pontificato, per il rilancio nella borsa di Montecitorio delle quotazioni della Chiesta s.p.a.

E quale momento migliore se non questo in cui appare evidente che, per il governo Prodi, la legislazione delle unioni non-matrimoniali e non eterodosse era solo uno spot elettorale alla stregua del no alla guerra, risoluzione del conflitto d’interessi e abrogazione delle leggi vergogna?  

Potevano mai i tre dell’AveMaria rinunciare alla ghiotta occasione per mettere il dito in quella marmellata che è Pd e contemporaneamente reagire al pericolo della forza dimostrata dal movimento femminista e lesbico tanto al Gaypride quanto il 24 novembre?

E in questo momento puntuale all’appello risponde presente la Binetti che come Bondi “parla a titolo personale” – dicono - e personalmente si prendono la briga di rappresentare l’avanguardia fondamentalista di quello che non si capisce essere più convergenza o scontro pre-campagna-elettorale dei due maggiori partiti italiani. Come a dire “lasciate ogni speranza o voi che votate”.

 

Ancora una volta il Guardone Romano e company fanno politica usando la religione o, all’occasione, il contrario.

Diamo per acquisito e non trattabile tutto il discorso sulla 194, che non è mai stato solo una questione aborti clandestini, ma di principio, di civiltà, di democrazia, di autodeterminazione delle donne nella gestione del proprio corpo, vita e maternità.

Ribadiamo che una donna che non vuole portare avanti una gravidanza in uno stato laico e civile lo deve poter fare liberamente, senza terrorismi dei vari movimenti per la forse vita o intralci degli obiettori di coscienza.

Ma non possiamo non dire che tutta questa retorica neo-vetero-democristiana è in mala fede.

Viviamo in un paese dove quel poco di stato sociale che si era sviluppato si scioglie al sole di una precarizzante organizzazione del lavoro per cui una donna viene pagata meno, lavora a tempo determinato per indeterminate ore, dove gli straordinari sono la regola mentre le ferie, la previdenza e assistenza sociale sono un’eresia. In un paese (e non solo) così, dove la maternità è la causa più frequente del licenziamento (o del più ipocrita non rinnovo del contratto) delle donne davvero si può credere in buona fede che un anatema morale, che il ritorno ad un discorso teo-bio-etico sia la cosa più efficace alla riduzione degli aborti?

Se il fine ultimo di questo esercito dei buoni sentimenti  fosse davvero il diritto alla vita, prima di tutto penserebbe alla vita dei viventi, poi a quella dei possibili viventi, visto che siamo in un paese che non ha una legge né sulla tortura né sul diritto d’asilo.

Ma soprattutto invece di criminalizzare le donne che scelgono di abortire (le quali, visto che 40 anni di movimento femminista non sono passati invano, continueranno ad autodeterminarsi e a decidere indipendentemente dalle tre B-BagnascoBondiBinetti) si concentrerebbe sulle cause sociali ed economiche che costringono sempre più spesso all’aborto tante donne.

 

Allora forse è alla conservazione non tanto della vita, quanto di una società patriarcale e maschilista a cui puntano quanti attaccano l’aborto. Visto che oggi, in Italia, fare un figlio prima dei 35 anni significa, per la maggior parte delle donne, rimanere dipendente o dalla famiglia di origine o dal proprio partner.

 


No vat contro ogni attacco alla 194

L'appello di Ruini, la moratoria di ferrara o la proposta alle camere di Bondi? È difficile dire quale di queste provocazioni sia più intollerabile. Leggiamo oggi del codice di autoregolamentazione che si sono posti gli ospedali della Lombardia che riducono a 22 settimane il limite per l'aborto ed inoltre impongono la rianimazione del feto anche per l'interruzione di gravidanza volontaria. Il codice è stato redatto da una donna Alessandra Kustermann, a capo del comitato lombardo per

Velroni durante le primarie del PD.

E' troppo irritante il teatrino aperto all'interno del neonato squalotto bianco, ma è chiaro quanto abbia abboccato all'esca lanciata dal trio delle meraviglie. Era evidente che a rendere scivoloso il terreno di confronto all'inteno del pd potevano essere le donne, soprattutto alla luce di quanto

accaduto a novembre.

Il problema di tornare indietro di trentanni su scelte di democrazia, non è certo cruccio delle forze più reazionarie di questo paese, ma misurare la tenuta di un organizzazione politica discettando sul corpo delle donne e sulla salute di un eventuale nascituro mi pare quanto di più allarmante sia

accaduto negli ultimi anni. Sicuramente paragonabile alle commissioni di controllo sui consultori che qualche anno fa portarono in piazza le donne a Napoli e a Milano.

L'entusiasmo di novembre, le nuove relazioni istauratesi, dovrebbero darci degli strumenti per dare una nuova risposta forte agli ennesimi attacchi.

Inoltre è da sottolineare che una risposta pronta è già in cantiere da tempo: la NO VAT. Un appuntamento che dopo gli ultimi affondi delle gerarchie clerico-fasciste diventa ancora più importante per chi crede che autodeterminazione laicità e antifascismo sono le armi che abbiamo

per difenderci dall'oscurantismo dei tre porcellin ferrarra bondi e ruin.

 

 

13 Gennaio 2008

Assemblea Nazionale di preparazione del NO VAT (9 febbraio)

http://www.facciamobreccia.org/