REPORT RIUNIONE 17-12-2007

1)Riprende il nosto lavoro di indagine sui consultori Riprendiamo le fila del lavoro che stiamo portanto avanti sui consultori napoletani.  Abbiamo iniziato con lo studio della legge nazionale (legge 405/75 http://www.usciamodalsilenzio.org/legge_29_luglio_1975.pdf) che li istitusce e la legge regionale (LR 44/77 http://www.solideadonne.org/pdf/regionale/campania/legge_campania_44_1977.pdf) che li regolamenta sul territorio campano e poi abbiamo cercato di fare una prima mappatura dei consultori della città. A questo punto però sentiamo il bisogno di capire bene quali fossero le motivazioni ed esigenze sociali che hanno portato alla nascita di queste strutture e come si siamo sviluppati nel tempo. Quali sono le funzioni che dovrebbero assolvere e i servizi che dovrebbero garantire, per poi verificare il funzionamento reale dei consultori napoletani.

La legge regionale campana per esempio prevede                                                                

- controinformazione su problemi e malattie sessuali, accompagnate anche da corsi pratici e gratuiti
- assistenza psicologica e sociale
- tutela della salute della donna
- divulgazione sui sistemi per impedire gravidanze indesiderate
- somministrazione di mezzi per il conseguimento di una gravidanza,li dove desiderata
- assistenza alla donna in caso di interruzione spontanea di gravidanza                               

 Così abbiamo deciso di cercare dei contatti tra le donne che hanno partecipato sin dall'inizio alla nascita dei consultori a napoli per comprenderne meglio la storia e per essere indirizzate rispetto al lavoro da seguire. Abbiamo contattato un'ostretica e altre donne con cui inzialmente faremo delle discussioni informali, per poi organizzare in futuro la realizzazione di video inchieste che possano servirci anche come materiale da proiettare.

2)Movimento No Vat    http://www.facciamobreccia.org/content/view/149/55/


crediamo che sia più che mai importante puntare su questa manifestazione anche come movimento femminista (napoletano) provando a costruire qualcosa di partecipato e ampio come il 24 novembre. L'idea è quella di aprire un percorso da dopo le vacanze alla manifestazione con 2 assemblee sui temi dell'autodeterminazione/laicità e antifascismo cercando di puntare un pò più in alto e coinvolgere quanti abbiamo intercettato nelle realtà politiche ma anche provare a parlare alla città con idee simpatiche. L'idea è anche quella di fare una festa all'università con l'aiuto di radioazioni nella nostra modalità "queer on".

3)Continua il percorso controviolenzadonne
giovedì parteciperemo all'assemblea cittadina di movimento che si sta riunendo ogni giovedì dopo la manifestazione del 24 novembre.


Il consiglio comunale di Roma dice NO al registro delle unioni civili

 

"Poco prima della votazione due ragazze di ARCILESBICA gridano "Vogliamo
le unioni civili" e si baciano davanti al Consiglio.
Altro momento di cofusione.
Si vota : delibera bocciata !"

Per Veltroni e il Pd la posta in gioco era il dialogo con il Vaticano

Un registro delle unioni civili nella capitale della cristianità sarebbe stato inccettabile oltretevere. Un editoriale ha dettato la linea al Campidoglio (articolo pubblicato sul manifesto 18-12-2007)

Mimmo De Cillis


Su Roma, capitale della cristianità, non si può transigere. La situazione di altri comuni italiani può anche passare sotto silenzio, ma a Roma si dà battaglia. Sull'istituzione del registro della unioni civili in Campidoglio, l'accordo fra Vaticano e vicariato (cioè la diocesi di Roma) è stato pieno e la sintonia totale. D'altronde al di là del Tevere parlava Tarcisio Bertone, il segretario di stato vaticano che, nell'ultimo incontro con Walter Veltroni, le ha «cantate» direttamente al sindaco, senza spazio a esitazioni o diplomazie che, da buon genovese, conosce e usa ben poco. Il sodo era: «se voi del Pd volete aprire un dialogo con il Vaticano, questo registro non s'ha da fare». Dall'altra parte del Tevere, insediato nel palazzo lateranense del vicariato c'era ancora l'inossidabile Camillo Ruini, uscito di scena dalla presidenza dei vescovi italiani, ma ancora a capo della diocesi romana, a cui compete la questione.

Il cardinale ha telecomandato un duro editoriale su Romasette che tocca questioni riguardanti, appunto, la chiesa nel territorio di Roma. La redazione del foglio, supplemento domenicale dell'Avvenire, si trova nello stesso palazzo dove Ruini abita e ha i suoi uffici.

L'avvertimento è partito con chiarezza: «Le battaglie ideologiche non servono a nessuno», e la discussione sul registro delle unioni civili vuole solo creare lacerazioni e scompiglio nell'opinione pubblica. Infatti, si afferma, se lo stesso ordine del giorno del consiglio comunale riconosce che la legislazione nazionale «non consente di riempire di contenuti dette proposte», dunque si riconosce una competenza al parlamento, perché insistere in una dichiarazione che, di fatto, non avrebbe alcun effetto concreto? E poi, nota l'editoriale di Romasette, tutto ciò è ancor di più inaccettabile a Roma, «città che è punto di riferimento dei cattolici di tutto il mondo e custodisce le memorie di una civiltà basata sui valori fondanti della persona». Per concludere, ecco il serrate-le-fila che sa di crociata: «I cattolici che siedono in Consiglio comunale, e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative, saranno dunque presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione».

Quella sulle unioni civili a Roma è per la chiesa italiana e per la Santa sede, una prova importante su cui giudicare Walter Veltroni e capire il posizionamento che il Partito democratico vorrà tenere su questioni etiche e di coscienza. La chiesa rivendica il diritto di appellarsi alla sensibilità dei cattolici presenti in modo trasversale nei diversi schieramenti politici per difendere temi cari alla dottrina. Anche se, in tal modo, si tratta di legiferare per la totalità della popolazione, che sia di un comune o dell'intera nazione, penalizzando la parte laica della società. Ma a questo argomento gli alti ecclesiastici fanno orecchi da mercanti. E benedicono la manifestazione dei gruppi integralisti cattolici che ieri hanno annunciato mobilitazione per «difendere i valori non negoziabili». E anche monsignor Rino Fisichella, cappellano di Montecitorio e rettore della Pontificia università lateranense, non ha mancato di far sentire il suo richiamo ai politici, ricordando che, su questi temi, «la chiesa ha il dovere di intervenire». La chiesa tutta, dunque, al di qua e al di là del Tevere, si è messa di traverso per impedire l'istituzione del registro. Che, a questo punto, vista l'acquiescenza e la sudditanza dei fedelissimi che siedono sugli scranni del Campidoglio come di Montecitorio, ha ben poche possibilità di spiccare il volo. Il buon Walter, da parte sua, potrà «salvare capra e cavoli», dicendo candidamente ai laici: «Ci abbiamo provato», e rassicurando le porpore: «Non se ne fa nulla».


ANTIFASCISMO: Napoli, 12 dicembre 2007, 10:00 Piazza del Gesù

meglio froci che fascisti

 roma pride 2007

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE REGIONALE ANTIRAZZISTA, ANTIFASCISTA E CONTRO L’OMOFOBIA
 
Un onda strumentale e inaccettabile di xenofobia politica, razzismo ed aggressioni di stampo fascista sta attraversando il paese.
La proposta da cui nasce questo appello è stata stimolata dal rinato attivismo dei gruppuscoli neofascisti nella città di Napoli, dall'esigenza di porre un freno all'espansione di chi predica razzismo e discriminazione, da chi ripetutamente e in più parti d'Italia ha dimostrato la sua propensione ad aggredire attivisti del movimento, immigrati, associazioni per i diritti degli omosessuali e dei transessuali, spazi sociali e centri autogestiti.
Squadristi che spesso (come a Roma) sono finanziati da segmenti molto più inseriti nell'establishment politico e che ora ritrovao appoggi interessati anche a Napoli in virtù dei rivogimenti e delle trasformazioni nella destra cittadina. Alle prime mobilitazioni antifasciste è evidentemente necessario, perciò, far seguire un livello di coinvolgimento e di sensibilizazzione di massa sul problema.
Ma proprio per questo la riflessione si è naturalmente allargata alle condizioni politiche in cui questi gruppuscoli proliferano. Parliamo delle filosofie securitarie, del tentativo di rivolgere lo scontro sociale verso il basso, verso i più deboli, della volontà di trasformare l'insicurezza sociale che deriva dal crescente impoverimento e dall'aumento della precarietà in rabbia repressiva contro gli ultimi e/o contro le diversità. Un partito trasversale che esalta le culture di destra ma attecchisce ampiamente anche nel centrosinistra (basta pensare alle vicende di Firenze e Bologna).
Proprio nelle ore in cui scriviamo questo appello si sta consumando una pericolosissima deriva xenofoba e autoritaria: il decreto “antirom e antirumeni” del governo italiano strumentalizza una grave vicenda, come lo stupro e l’omicidio di Giovanna Reggiani, per cavalcare e alimentare l’onda razzista, criminalizzando un’intera popolazione.  Poteri straordinari e assolutamente discrezionali ai prefetti, introduzione della fattispecie di “persona sospetta”, espulsione prevista anche per i familiari... Mentre intanto le squadracce fasciste si sentono legittimate a rilanciare i raid notturni in stile Ku-Klux-Klan. C’è una sola parola per tutto questo: “Pogrom”.
 Poco importa se le statistiche spiegano come la grandissima parte delle violenze contro le donne si consumino in famiglia, italiana o immigrata che sia, o che i romeni costituiscano oltre il 5% della classe lavoratrice più sfruttata in Italia, dagli edili ai raccoglitori di pomodoro, o che l’Italia stessa abbia pesanti interessi economici in Romania, cui spesso non è estranea la “nostra” criminalità organizzata. C’è un evidente e irresponsabile interesse a fare di questo caso l’occasione per sperimentare una ulteriore svolta securitaria nel linguaggio e nella pratica politica italiana, dopo l’overdose di “pacchetti sicurezza”, i sindaci-sceriffo, la repressione a piene mani sui movimenti sociali (dalle vicenda chiave del contro-G8 alle iniziative di autoriduzione, alle condanne per gli antirazzisti e gli antifascisti) .
La propaganda securitaria offre dividendi politici a bassissimo costo e così questo modello viene sperimentato anche a Napoli, metropoli nella quale la coesione sociale dei ceti subalterni è messa a dura prova dall'assenza di una qualsiasi politica istituzionale sui redditi e sulla vivibilità, dall'accettazione quasi rassegnata di una città cristallizzata nelle sue profonde differenze sociali, con gran parte del sottoproletariato urbano assediato dai meccanismi criminogeni e dalla relativa carcerizzazione.
Episodi come quello di Alleanza nazionale a Pianura, che prima affigge manifesti contro gli immigrati e poi guida con i propri consiglieri addirittura drappelli di carabinieri nella "caccia al clandestino" , rappresentano solo l'ultimo clamoroso esempio di queste pratiche para-leghiste. Si punta sull'imbarbarimento del clima sociale per trarne profitto politico e occultare le vere ragioni di crisi. I segnali inquietanti per questo tipo di speculazioni non mancano: dal ripetersi di aggressioni contro i campi rom, dettate da interessi economici spesso palesi ma consumate nell'indifferenza dei media, al riprodursi di comportamenti omofobi pur in una città che ha nella sua cultura sociale gli anticorpi giusti contro questo tipo di avvelenamento culturale.
Su questi anticorpi bisogna puntare, nella consapevolezza che lo scatenamento della “guerra tra poveri” e le speculazioni opportuniste sulla paura sociale sono dei pericoli letali per la crescita dei movimenti e di lotte sociali consapevoli. Sono un ostacolo concreto a quel processo di cambiamento radicale che parta finalmente dai bisogni negati (reddito-lavoro, casa, vivibilità, salute, uso sociale dello spazio pubblico, sostenibilità ambientale, diritti di cittadinanza) e di cui la città e l'intera regione hanno ormai un assoluto bisogno.
Perciò facciamo appello ai movimenti, all’autorganizzazion e sociale, ai sindacati, all’associazionismo antirazzista e solidale, a tutte le forze sinceramente democratiche per rispondere a questa pericolosa deriva. Costruiamo una manifestazione regionale contro il razzismo, il neofascismo, l’autoritarismo e l’omofobia nella settimana del 12 dicembre, anniversario della “Strage di Stato” in Piazza Fontana.  Una data significante, perchè il sabotaggio degli ingranaggi della memoria, la rimozione delle stragi realizzate da squadristi e servizi segreti cotro i movimenti, è un tassello importante nello sdoganamento delle nuove pratiche razziste e fasciste.
Una giornata di mobilitazione comune che vuole anche essere il momento di approdo per un percorso che offra l’occasione a tutti e tutte di riprendere la parola e l’iniziativa nelle scuole, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, per ridare voce e forza alle lotte sociali e alle istanze di emancipazione.
Contro i venti reazionari: riprendiamoci le strade, riprendiamoci il futuro!
 
Prime adesioni:
Laboratorio Insurgencia, Laboratorio Ska, Centro sociale Officina 99, Orientale Agitata, Uniriot, Collettivi autonomi studenteschi, CANNA, Collettivo NoBorder_Napoli, Carc, Comitato Immigrati di Napoli, Fed. Regionale Rdb/Cub, Giovani Comunisti, Area antagonista napoletana, Radioazioni, Red Link, Gay-Up, Movimento precari “Banchi Nuovi”
 
Per adesioni:
noborder@migrazioni .com


Tuniche o camicie il nero non ci piace!

tuniche o camicieIL
VATICANO MARCIA SU ROMA

498 franchisti beatificati
nell'anniversario

della marcia su Roma

Domenica 28 ottobre 2007, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, tra appartenenti al clero e laici, saranno beatificati perché, secondo i prelati spagnoli, sono "martiri della Repubblica". Sarà la più numerosa delle beatificazioni mai realizzate, è prevista una folla di fedeli (filofranchisti) dalla Spagna e il battage pubblicitario delle grandi occasioni sui media italiani.
La gerarchia vaticana con questa azione di massa entra violentemente nel dibattito politico spagnolo: il governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanni il franchismo e la chiesa cattolica spagnola, supportata da Ratzinger, prende posizione in questo modo.

Ma d'altro canto, attraverso questa iniziativa, le gerarchie vaticane continuano a fare politica in supporto al fronte clerico fascista: la scelta della data della marcia su Roma allarga il significato dell'operazione e la colloca nel tentativo sempre più visibile di sdoganamento e legittimazione del fascismo, tentativo operato dall'integralista Ratzinger per affermare un modello di società chiuso e reazionario, patriarcale, omofobico e razzista.

La beatificazione di 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico, la strategia vaticana è ancora il vittimismo: si costruisce un'iniziativa per mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna alla guerra civile e all'instaurazione della dittatura. D'altra parte in Italia conosciamo bene questa tattica vaticana: negli ultimi mesi si cerca di far passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che dichiaratamente ne supportano le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, la chiesa cattolica condiziona in modo sempre più palese la vita culturale, politica e sociale del nostro paese e conduce una campagna di istigazione all'odio e alla violenza contro donne, lesbiche, gay e trans che produce aggressioni, stupri, omicidi e diffusa intolleranza.

Dall'operazione revisionista che verrà celebrata domenica 28 ottobre esce rafforzata la marcia del dissolvimento della laicità (voluto dal Vaticano e operato dalla politica istituzionale) e la fascistizzazione della società, basata sulla creazione della paura e sulla caccia alle streghe dello scontro di civiltà; ne fanno le spese, ancora una volta, tutte le soggettività non conformi al modello unico dominante, la verità storica, l'antifascismo fondamento del nostro vivere civile.

Coordinamento Facciamo Breccia

www.facciamobreccia .org